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Dic

Effetto Mozart, perché conviene studiare con la musica?

La sessione invernale si avvicina e ogni studente è immerso nello studio. Oltre la montagna di libri che occupa ormai un posto fisso sulla scrivania, s’intravedono le vacanze natalizie, offuscate però dall’ansia per l’esame incombente. Per gli studenti queste sono le settimane più intense dell’anno, un periodo in cui si crea una sottile linea di confine tra lo stress per lo studio e la libertà del Natale. Tuttavia, ci sono vari modi per renderlo più tranquillo ed ottimizzare il più possibile l’apprendimento. In questo articolo cercheremo di spiegare uno dei metodi più diffusi ed efficaci: la musica.

Una compagna di vita

La musica è, per molti giovani, un sostegno fondamentale nella vita di tutti i giorni. È dove ci rifugiamo nei momenti tristi, ma è anche ciò che ci fa ballare nei momenti di felicità. Di giorno o di notte, in palestra o sdraiati sul letto: se abbiamo bisogno di un supporto, sappiamo cosa fare. Indossando le cuffie, ci inoltriamo in un altro mondo, in un’altra dimensione, dove gli unici protagonisti siamo noi e il nostro stato d’animo. Sull’effetto della musica sull’inconscio umano ci sono stati numerosi studi che ne hanno confermato i benefici, tanto da essersi sviluppata una branca medica specifica: la musicoterapia. Il nostro cervello si attiva e reagisce ad ogni input musicale, anche se in modi differenti in base alla persona. Per dirla in modo più scientifico, le onde sonore si sincronizzano con quelle del nostro cervello con un conseguente rilascio di dopamina. Ovvero la stessa sostanza che, ad esempio, è rilasciata dal cibo, dal sesso e dalle droghe.

Di questi, sicuramente, la musica è quella più salutare. La “seconda arte” è una fedele compagna per tutta la vita, fin dall’infanzia. Per calmare o addormentare un neonato è sempre la musica il metodo più efficace. Ma anche nel periodo adolescenziale la musica ha un ruolo importante, tanto che è ormai assodata l’immagine dell’adolescente con le cuffie. L’adolescenza è un periodo difficile soprattutto a livello emotivo, dal momento che per la prima volta proviamo i sentimenti più intensi. Ma è anche il periodo in cui ci inoltriamo nel panorama musicale, andiamo ai primi concerti, compriamo i primi cd. Anche in questo caso la musica diventa una nostra personale scialuppa di salvataggio.

Cosa dice la scienza?

Da queste basi sono partiti gli studi che intendevano dimostrarne i benefici anche per quanto riguarda il processo di apprendimento. Nel 1993 due fisici, Gordon Shaw e Frances Rauscher, fecero studiare 36 studenti in tre diverse condizioni: in silenzio, con la lettura di formule di rilassamento e con la riproduzione di un’opera di Mozart. Ascoltando quest’ultima, tutti gli studenti mostrarono un ampiamento del ragionamento spaziale. Da qui ha origine l’effetto Mozart. Studi posteriori hanno chiarito che non è solo il compositore austriaco a produrre benefici, ma è la musica in generale.

Un parere scientifico più recente è quello di Dean Burnett, tra le altre cose autore per il Guardian. Il neuroscienziato sostiene che studiare con la musica aiuti a eliminare le distrazioni e, dunque, a concentrarsi meglio. Il nostro cervello non è adatto ad una concentrazione per lungo periodo e, di conseguenza, è facile che dopo un po’ di tempo venga distratto anche da un piccolo rumore. La musica, che coinvolge tutti i settori cerebrali, paradossalmente lo mantiene attivo e non gli ‘concede’ distrazioni. È interessante, inoltre, che non c’è un genere specifico che aiuti di più rispetto agli altri. Il luogo comune che vede la musica classica come più proficua rispetto al rock o all’indie è confutato da diversi esperimenti. Infatti, tutto dipende dalle preferenze personali. Lo stesso Burnett riporta alcune testimonianze secondo le quali sarebbe la musica da videogiochi quella che garantisce più concentrazione.

Su Spotify, Youtube e sulle altre piattaforme musicali negli ultimi tempi si sono moltiplicate le playlist dedicate allo studio. Ma, come affermato da Burnett, non esiste un unico genere che aiuti la concentrazione. Perciò la soluzione migliore è creare in prima persona una playlist, secondo i propri gusti e le proprie canzoni preferite. L’esempio perfetto di quando si dice unire l’utile al dilettevole.     

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