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Dic

La Generazione Erasmus è il futuro dell’Europa

Solidale, unita, comunitaria: l’Europa ha bisogno dell’Erasmus, noi abbiamo bisogno dell’Europa. Sono passati 79 anni da quando Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, antifascisti detenuti sull’isola di Ventotene, scrissero il documento che ispirò la nascita dell’Unione Europea. Il Manifesto di Ventotene è, oggi, uno dei testi fondanti della Ue e uno dei più influenti dell’ultimo secolo. Il testo, scritto nel pieno dell’attività bellica di Hitler, proponeva l’idea di uno stato federale europeo. Un progetto di federalismo per il vecchio continente era stato più volte proposto in precedenza da altri intellettuali, ma a nessuna di queste proposte era seguita una politica attiva. Spinelli e Rossi, al contrario, sostenevano fosse indispensabile creare un movimento popolare che diffondesse il principio d’unità europea. È da questa necessità che nasce il Movimento Federalista Europeo, fondato due anni dopo la pubblicazione del manifesto dallo stesso Altiero Spinelli.

Il Manifesto di Ventotene

Il documento, pubblicato da Eugenio Colorni nello stesso anno in cui è stato redatto, si suddivide in tre parti. Nella prima Spinelli affronta il declino della civiltà europea, la crisi che ha portato alle due guerre mondiali.  La creazione di stati indipendenti ha portato enormi vantaggi, ma allo stesso tempo nascondeva al suo interno i “germi del nazionalismo imperialista”. La deificazione dello stato e la sovranità assoluta hanno condotto al desiderio di dominare gli altri. La corsa alla militarizzazione individuale ha fatto il resto, fino a giungere alle due sanguinose guerre. La prima parte è un inno alla libertà del singolo cittadino, un duro attacco al nazionalismo e ai totalitarismi.

Nella seconda parte Altiero Spinelli programma la riedificazione dell’Europa postguerra. È la parte più intensa e quella, oggi, più distante dalla realtà. L’intellettuale mette prima in guardia sui possibili resti del nazionalismo, con i gruppi sovranisti che tenteranno di conservare la supremazia e il potere, spingendo sul sentimento patriottico postguerra. Al contrario, Spinelli e Rossi propongono l’abolizione degli stati-nazione a favore di un unico stato europeo federalista. Gli Stati Uniti d’Europa devono essere garanti della pace continentale e della libertà dei cittadini. Per fare ciò, è necessario che la federazione possegga una forza militare autonoma che possa intervenire nei singoli paesi qualora avvenisse l’ascesa di un nuovo regime totalitario.

Ernesto Rossi è l’autore della terza parte, in cui si riflette sulla riforma della società europea alla fine della Seconda Guerra mondiale. A differenza del capitolo precedente, in questo viene affrontato più dettagliatamente il campo economico, oltre che quello politico. La nuova federazione deve riprendere la battaglia contro le disuguaglianze e i privilegi sociali. In particolare, la nuova riforma, secondo gli autori del manifesto, deve essere necessariamente di stampo socialista. La privatizzazione delle imprese deve essere evitata affinché sia tolta la possibilità ai ceti più ricchi di governare le masse a loro piacimento. A ogni cittadino deve essere garantita la dignità umana, specie grazie alle nuove tecnologie che permettono di produrre a basso costo e in grande quantità. Una parte di testo viene completamente dedicata ai giovani, per i quali deve esserci la stessa condizione di partenza per tutti, a prescindere dal ceto sociale.

L’Europa di oggi

L’Europa immaginata dai fondatori del MFE si basava dunque su due principi di base: libertà e unità. Solamente un’Europa unita e libera poteva rinascere dalle ceneri della Seconda guerra mondiale e resistere agli ideali nazionalisti dei singoli stati. Dopo oltre 70 anni di storia, si può dire che da questo punto di vista l’Unione Europea ha funzionato perfettamente. Mai c’era stato un periodo così lungo senza guerre nel continente. Tuttavia, gli ideatori del manifesto sarebbero davvero soddisfatti di quest’Europa?

La Seconda guerra mondiale, come si legge nel documento, aveva bloccato il progresso della civiltà umana. Aveva sospeso i diritti e la ricerca dell’uguaglianza. Le idee nazionaliste erano, dunque, da superare. La nuova Europa doveva essere prima di tutto una comunità fondata sui principi di solidarietà e uguaglianza. Oggi, al contrario, quel sentimento d’unità sembra essere stato messo da parte. Focolai di sovranismo sono ormai esplosi in ogni paese, addirittura in alcuni sono diventati veri e propri incendi. La Gran Bretagna è andata anche oltre, decidendo di abbandonare la Ue tramite il famoso referendum del 2016.

Il sovranismo antieuropeista negli ultimi anni è in costante crescita. Secondo una ricerca, ben 1 europeo su 4 oggi voterebbe per un partito sovranista. Anche in Italia, per i sondaggi del momento, come prima forza ci sarebbe un partito che negli ultimi anni ha assunto posizioni nette contro l’Europa. Ci si può chiedere cosa abbia sbagliato l’Unione Europea per rivitalizzare quegli impulsi nazionalisti che Spinelli e Rossi criticavano e condannavano nel loro manifesto. Forse una politica troppo improntata sull’economia, forse un’assenza di quei valori d’uguaglianza e solidarietà ritenuti indispensabili dai fondatori del MFE.  La crisi del 2008, le conseguenti manovre d’austerity, il caso della Grecia. Di passi falsi, o quantomeno impopolari, l’Unione Europea ne ha fatti molti in questi anni. L’incapacità di diffondere l’identità europea ha fatto in modo che le popolazioni si sentissero distanti l’una dall’altra e, soprattutto, dalle stesse istituzioni. Alla globalizzazione il cittadino, sentendosi disperso di fronte ai nuovi cambiamenti, ha risposto rifugiandosi nel nazionalismo. E come il Manifesto di Ventotene aveva ribadito, è nel nazionalismo che si nascondono i germi dell’imperialismo.

La generazione Erasmus

Ma contro le grandi sfide del futuro, dalla pandemia al cambiamento climatico, un’ulteriore disgregazione dell’unione europea rischierebbe di essere fatale per ogni stato. Perché mentre il vecchio continente rischia di dividersi, la spinta di potenze mondiali come Usa, Russia e soprattutto Cina diviene sempre più energica. Le nuove generazioni diventano così fondamentali per difendere il futuro dell’Europa. L’Erasmus, in quest’ottica, gioca un ruolo decisivo nel costruire una vera identità europea, che possa garantirne coesione e spirito di solidarietà.

Il programma Erasmus nasce nel 1987, dal nome di Erasmo da Rotterdam, l’umanista che viaggiò per il continente per scoprirne le diverse culture. Il progetto fu ideato nel 1969 da un’italiana, Sofia Corradi, definita da allora Mamma Erasmus. Uno studente europeo, grazie al programma, può avere un’esperienza di studio all’estero, venendo a contatto con lingua e cultura di un paese diverso da quello d’origine. I partecipanti al progetto sono cresciuti di anno in anno, passando dai 3.000 studenti viaggiatori del 1987 agli oltre 330.000 del 2015. In totale oltre 4 milioni di studenti hanno aderito al programma, tanto che è stata coniata l’espressione “Generazione Erasmus” per indicare i giovani che hanno avuto la possibilità di intraprendere questa esperienza. È in questa generazione che rinasce lo spirito comunitario sognato da Spinelli e Rossi. Tra questi studenti non esiste l’idea di Europa come semplice istituzione, ma va oltre questa prospettiva. L’Europa dell’Erasmus è una vera e propria comunità. Oggi, con il rischio di un sovranismo sempre più aggressivo, il sogno del Manifesto di Ventotene si aggrappa proprio alla Generazione Erasmus.

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