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28
Dic

Tra crisi e resistenza: il 2020 dello studente universitario

Nell’intraprendere il percorso universitario ogni ragazzo è consapevole delle numerose sfide che dovrà affrontare, ma nessuno avrebbe potuto mai immaginare che una di queste sarebbe stata una pandemia. Ci si può chiedere cosa c’entri l’università con la situazione sanitaria che tutto il mondo sta vivendo. Eppure, sono proprio gli studenti, soprattutto gli universitari, a rappresentare una delle categorie sociali più colpite e danneggiate da quelli che potremmo definire gli ‘effetti collaterali’ della crisi pandemica: ovvero quegli effetti che non scaturiscono direttamente dal virus, ma dalla crisi sociale che ne è derivata. Il lockdown e le restrizioni hanno indubbiamente contribuito a salvare numerose vite, ma hanno anche generato conseguenze a livello sociale, come l’isolamento e l’emarginazione dell’individuo. E neanche le odierne tecnologie sono riuscite a sopperire la mancanza di contatti sociali.

La svolta

È esattamente il 4 marzo quando il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annuncia la chiusura delle scuole e delle università in tutta Italia. Un provvedimento che segue la sospensione, avvenuta già a fine febbraio, delle attività didattiche negli atenei vicini alle zone più colpite. Dopo poco tempo il Miur detta la linea da seguire, ovvero l’ormai collaudata didattica a distanza. Il sistema universitario italiano, nonostante le difficoltà dovute all’arretratezza di mezzi e strutture, riesce a riorganizzarsi e a garantire la continuazione e la conclusione dell’anno accademico. Se è vero che, come diceva Albert Einstein, ‘è nelle difficoltà che nascono le opportunità’, le università italiane hanno saputo trasformare il problema della chiusura in un’occasione per progredire, favorendo la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica. Ma non è tutto oro quel che luccica: la didattica a distanza resta, infatti, una misura di emergenza o, al massimo, uno strumento alternativo all’antica pratica dell’insegnamento in presenza. Oltre gli aspetti positivi, come il già citato progresso digitale, se ne nascondono anche alcuni negativi.

L’impatto della Dad

La didattica a distanza ha certamente avuto un impatto positivo sul sistema universitario, quantomeno considerando il periodo d’emergenza sanitaria. Tuttavia, ha anche prodotto degli effetti collaterali negativi sullo studente, sia a livello fisico che mentale. Lo studio da casa ha stravolto le abitudini degli studenti, come riporta un’indagine dell’Associazione Nazionale Di.Te, secondo la quale ben 8 ragazzi su 10 hanno modificato gli orari legati al sonno e all’alimentazione. La mancanza di relazioni sociali avrebbe poi causato in molti universitari un maggiore senso di ansia e frustrazione. Anche l’Unesco aveva lanciato un appello ai governi, chiedendo che la chiusura totale di scuole e università fosse l’ultima opzione da prendere in considerazione. A pesare, soprattutto, è stata la mancanza d’interazione diretta con gli altri studenti e con i professori, fattore che ha scaturito anche un senso di solitudine. La situazione peggiora se si considerano i fuori sede, costretti ad affrontare lockdown e restrizioni lontani dalla famiglia e senza contatti con i propri colleghi. Non è un caso, infatti, che molte università hanno registrato un aumento delle richieste di supporto psicologico, servizio offerto dalla maggior parte degli atenei italiani.

La riapertura

Lo scenario in cui si è chiuso l’anno accademico non lasciava presagire nulla di buono, tanto che i rettori delle università guardavano alla riapertura con la vana speranza di non perdere iscritti rispetto agli anni passati. Al contrario, le iscrizioni sono aumentate anche quest’anno, rispettando il trend positivo immatricolazioni. La situazione sanitaria di fine estate ha consentito, inoltre, la riapertura parziale degli atenei e la ripresa delle lezioni in presenza, seppur con capienza ridotta. La modalità mista, attuata con successo nella maggior parte delle università, ha determinato una maggiore partecipazione degli studenti all’attività didattica, donando anche sprazzi di ritrovata quotidianità ad insegnanti e ragazzi.

Ad maiora!

Lo studente universitario ha, dunque, affrontato numerose difficoltà. Ha svolto esami ad orari improponibili e con connessioni scadenti, con il timore che da un momento all’altro la videochiamata si sarebbe potuta interrompere. Si è laureato davanti uno schermo, discutendo la tesi dietro la propria scrivania, festeggiando l’ambito traguardo con i soli coinquilini o addirittura in solitaria. Le matricole hanno intrapreso un percorso straordinario senza poter conoscere i propri colleghi, senza vivere a pieno l’atmosfera universitaria che aleggia nei corridoi tra un’aula e un’altra, così come molti hanno dovuto rinunciare alla propria esperienza Erasmus o allo stage all’estero. Nonostante tutto ciò, ogni studente ha saputo reagire alle avversità e adattarsi ai cambiamenti, come conferma l’inaspettata crescita delle immatricolazioni. Alla conclusione, dunque, di un anno estremamente difficile, lo sguardo si sposta verso le sfide che verranno, verso gli esami da affrontare e le esperienze che aspettano di essere vissute. Con la speranza di riassaporare presto l’atmosfera universitaria.

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