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Gen

Quanto vale la cultura nell’era della tecnologia?

Se c’è qualcosa che la tecnologia non potrà mai sostituire, nonostante i progressi digitali, questa è la cultura. Non intesa come insieme dei valori di un popolo, ma nel senso più platonico del termine, ovvero come simbolo di libertà, come flusso di sentimenti, in pratica come quintessenza dell’umanità. Perché ciò che rende l’essere umano diverso da una semplice macchina è la capacità di meravigliarsi di fronte a un’opera d’arte, di emozionarsi ascoltando una canzone, di perdersi tra i versi di una poesia. La cultura è patria e, allo stesso tempo, fonte inesauribile delle emozioni, che si nascondono tra le pennellate di un dipinto o tra le note di una canzone. È dove ci rifugiamo quando “la sorte avversa”, come diceva Aristotele, ci provoca quei turbamenti emotivi ai quali cerchiamo di sopravvivere immergendoci nel sublime della cultura. E se la tecnologia non potrà mai sostituirla, sicuramente potrà aiutare che si diffondi.

La cultura è socialità

In origine, il principale obiettivo dei social network, come fa intendere il nome stesso, era di creare reti sociali. La socialità è indispensabile per l’essere umano, che, riprendendo ancora Aristotele, non è altro che un animale sociale, la cui natura è quella di stare in contatto con l’altro. E specialmente nell’anno in cui è stata maggiore l’emarginazione dell’individuo, ci si è resi conto dell’importanza dei luoghi di cultura e del loro valore sociale. Non è un caso che i musei, i concerti, i teatri sono diventati simbolo della voglia di tornare a vivere a pieno la socialità. La cultura, d’altronde, è anche empatia: nell’ammirare le venature perfettamente scolpite del David di Michelangelo, viene naturale incrociare gli sguardi meravigliati di chi sta intorno. Così come quando finiamo di leggere un libro, la prima cosa che facciamo è cercare qualcuno con cui confrontarci, con cui parlare di quella storia e delle emozioni che ci ha suscitato.

Le iniziative ‘social’

La tecnologia e i social network, come si è detto, possono essere strumenti di sostegno e diffusione della cultura. Come dimostra, ad esempio, il discusso caso di Chiara Ferragni come ospite speciale degli Uffizi. Nonostante le polemiche, la sponsorizzazione dell’influencer portò ad una crescita di quasi il 30% tra i visitatori giovani. Non è l’unico caso di ‘cultura in rete’, dal momento che si sono moltiplicate negli ultimi tempi le iniziative social riguardo il mondo culturale, come tour digitali di musei o la diffusione di community dedicate completamente alla lettura. In passato la cultura è stata spesso additata di essere in qualche modo elitaria, mentre adesso con l’era di internet è diventata più democratica, consentendo anche ad un artista in erba di promuovere e diffondere le proprie opere. E, soprattutto, consentendo a chiunque prima ne fosse impossibilitato di poter guardare un dipinto o ascoltare una sinfonia.

Un valore inestimabile

La cultura è indispensabile per l’essere umano e ciò rende il suo valore inestimabile, anche quando sembra essere trascurata per via delle nuove tecnologie, accusate spesso di “distrarre” le nuove generazioni. Ma se si va oltre la semplicistica opposizione tra cultura e internet, si scopre un universo pieno di opportunità, con due mondi che possono convivere tranquillamente e, anzi, aiutarsi a vicenda. La prima può aiutare il web a disintossicarsi dai suoi aspetti negativi, come ad esempio l’hate speech, mentre la seconda può aiutare la cultura ad espandersi e diffondersi, come spiegato in precedenza. Citando Claudio Abbado, uno dei più grandi direttori d’orchestra d’Italia, la cultura è un bene primario come l’acqua, con i teatri, le biblioteche e i cinema che sono come acquedotti. Dunque, siate sempre assetati di cultura.

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