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Gen

La scienza è più importante di quanto pensiamo

Una delle espressioni più famose dell’intera storia è formata da un’unica parola: eureka. A pronunciarla fu Archimede, il matematico che con le sue intuizioni e invenzioni consentì alla colonia greca di Siracusa di prosperare. Archimede non era un veggente, che pur andavano di moda in quegli anni, né una qualche specie di profeta, ma era uno scienziato. Fin dall’antichità a consentire il progresso di una società, a salvare vite umane, a favorire l’evoluzione umana di cui un altro grande scienziato parlava, è stata proprio la scienza. Nessun sacrificio umano su altari improvvisati, nessun animale immolato alle divinità, ma ciò che ha portato maggiori benefici è stata quella branca che, nonostante tutto, gode di poca fiducia da parte della società. Nel mondo moderno si diffondono facilmente teorie antiscientifiche e alternative, che possono risultare nocive e pericolose non solo per il singolo individuo, ma anche per tutta la comunità. Ma, secondo alcuni studiosi, qualcosa sta cambiando.

Gli anni del positivismo

Durante l’Ottocento la scienza godeva di molta fiducia. Erano quelli gli anni del positivismo, il movimento culturale originatosi in Francia, le cui idee si basavano sull’esaltazione del progresso scientifico. Gli anni del positivismo hanno consentito alla ricerca scientifica di potersi sviluppare, di ricevere quei fondi e investimenti che altrimenti non avrebbe potuto ottenere senza l’appoggio delle classi più abbienti. Sono molti gli scienziati, i cui studi sono tutt’oggi considerati fondamentali, che hanno vissuto in quest’epoca: da Charles Darwin, la cui teoria evoluzionistica è conosciuta da tutti, a Thomas Edison. Il positivismo ha determinato una rivoluzione scientifica anche a livello concettuale e teorico, con la formazione di nuovi settori della scienza (come le scienze umane), che si sono poi diffusi e consolidati negli anni successivi. L’Ottocento e il suo approccio sociale al progresso scientifico hanno posto le basi per il Novecento, l’anno in cui, nonostante guerre ed epidemie, la società moderna si è sviluppata. Se oggi possiamo parlare di rivoluzione digitale è, soprattutto, grazie alle scoperte che hanno accompagnato tutto il secolo scorso.

La crisi della scienza

Negli ultimi decenni, al contrario, la fiducia sociale nei confronti della scienza è in calo. E non soltanto tra le persone ‘comuni’, in quanto è un problema che coinvolge direttamente la comunità scientifica. Non è raro, infatti, incontrare all’interno di un settore scientifico più personalità che si scontrano tra di loro, senza tuttavia produrre un dibattito costruttivo e, di conseguenza, senza generare benefici alla scienza. Tutto ciò ha ovviamente avuto effetto sulla gente comune, che se in passato si è affidata agli scienziati, portatori della verità empirica, oggi si ritrova trascinata in un mondo caotico formato da teorie prive di fondamenta concrete. Lo scetticismo che ne è derivato ha portato conseguenze anche a livello economico, con le ‘attenzioni’ statali che sono diminuite e con i fondi alla ricerca in continuo calo.

Cambio di rotta

Tuttavia, secondo la rivista internazionale Forbes, qualcosa sta cambiando. E un ruolo fondamentale lo sta giocando la pandemia in corso. La crisi sanitaria ha determinato un vero e proprio cambio di rotta, con la fiducia nella scienza che sembra crescere esponenzialmente. Secondo la ricerca annuale condotta da Index, la percentuale di scettici è scesa di ben 7 punti percentuali dallo scoppio della pandemia. Un altro dato è di fondamentale importanza: oltre la metà degli intervistati (54%) si dichiara disposto a sostenere concretamente il mondo scientifico. Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica: secondo la stessa ricerca, quasi il 63% degli intervistati crede che la scienza non abbia impatto sulla loro vita quotidiana, mentre il 32% crede che la propria vita non cambierebbe se la scienza non esistesse. Il report di Index conferma, dunque, che la fiducia negli scienziati e nella scienza è tornata a crescere dopo decenni, ma dimostra come, nonostante ciò, ancora se ne sottovaluti la sua importanza.

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