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Feb

Università, cos’è previsto nel nuovo DPCM?

Come puntualmente accade ogni anno, a fine gennaio riprendono le lezioni universitarie nella maggior parte delle Università italiane. Quest’anno, tuttavia, la ripresa è stato al centro di molti punti interrogativi per via delle norme anti-covid che non permettono la didattica in presenza. Il 2020 si è chiuso con le lezioni esclusivamente online, mentre l’anno accademico era cominciato con la modalità mista per una buona parte degli studenti. Nelle ultime settimane, tuttavia, si sono susseguite diverse polemiche, suscitate dal malumore generale per il trattamento dedicato agli studenti universitari durante la crisi sanitaria. Nell’occhio del ciclone ci sono finite, in primis, la didattica a distanza e l’impossibilità di tornare in aula.

Il nuovo Dpcm

Nel nuovo Dpcm, come annunciato dal ministro dell’Università Gaetano Manfredi, è previsto il rientro in aula per gli studenti universitari. Il ministro ha affermato di aver dato l’incarico ai rettori per predisporre una riapertura sicura e rispettosa delle norme anti-covid. La didattica sarà comunque mista, con la modalità in presenza consentita solo al 50%, mentre è ormai divenuto punto fermo la dad, che presumibilmente resterà anche al termine della pandemia. Tuttavia, come specificato, ogni comitato regionale potrà prendere decisioni autonome riguardo la riapertura di scuole e università, tenendo conto della propria situazione sanitaria. Infatti, il rientro in presenza consegue un ingente spostamento di studenti, con un chiaro impatto sul trasporto pubblico.

Dove?

La riapertura degli atenei, al momento, sembra essere garantita in tutta Italia, senza distinzione tra regioni. Con il nuovo Dpcm, che stabilisce la temporanea zona gialla in 16 regioni, resterà ancora vietato lo spostamento tra regioni almeno fino al 15 febbraio, ma sarà sempre consentito il rientro alla propria residenza o al domicilio. Nel frattempo, crescono le proteste degli studenti: a Napoli, all’Università Federico II, è stata occupata la facoltà di Lettere, con il timore delle istituzioni che possa causare un effetto domino. Gli studenti dell’università partenopea chiedono che vengano considerate soluzioni alternative alla dad, affinché vengano restituiti ai ragazzi “i luoghi del sapere di cui sono stati privati”.

Soluzioni alternative

L’Università, dunque, ritorna in presenza. Se per molti studenti è una buona notizia, rimane comunque alto il rischio contagio e si teme di provocare una nuova ondata, considerando anche le nuove varianti che si stanno diffondendo. Al fine di evitare una chiusura prolungata degli atenei e, allo stesso tempo, di preservare la salute della società, c’è chi ha proposto di riconsiderare la posizione di studenti e professori nel piano vaccinale. Secondo il professore di fisica all’Università di Trento Roberto Battiston, durante un’intervista a La Stampa, sarebbe ideale vaccinare presto gli studenti, ma “non per una questione ideologica, né per penalizzare gli anziani”, ma in quanto i giovani sono “il vero motore del contagio”. Ciò garantirebbe anche la ripresa regolare di scuole e università, senza il pericolo di perdere altri mesi scolastici. Tuttavia, è una soluzione che al momento sembra essere messa in secondo piano, soprattutto in seguito all’annuncio delle case farmaceutiche sui ritardi nella consegna dei vaccini.

L’anno accademico

Il Ministro Manfredi ha, inoltre, annunciato la volontà di prorogare l’anno accademico. La fine, prevista per il 31 marzo, sarebbe così posticipata a giugno, permettendo a chi ha avuto difficoltà nell’ultimo anno di concludere in tempo senza doversi iscriversi al nuovo anno. La pandemia ha avuto, infatti, un impatto negativo sul proseguo degli studi di molti studenti: sia a livello psicologico, che sul piano più pratico, dal momento che con biblioteche e laboratori chiusi molti studi e ricerche sono stati interrotti. Tuttavia, al momento si tratta solo di dichiarazioni, in attesa dell’ufficialità che dovrebbe arrivare in queste settimane.

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